Yoga e mal di schiena

Spesso il mal di schiena e lo yoga vengono associati, questo perché anni di studi hanno dimostrato come, grazie alla pratica di asana (posizioni) e specifiche sequenze studiate su misura, è possibile allungare, elasticizzare e rinforzare i muscoli e le componenti scheletriche di questa zona del corpo.

Lo yoga permette un lento ma efficace rinforzamento di tutti muscoli della schiena, riequilibra la postura e così il dolore pian piano scompare.

Fare yoga fa bene alla schiena poiché grazie alla pratica viene portato nuovo nutrimento a tutte le vertebre della colonna vertebrale, le quali non possiedono una scorta di sangue, ma ricevono nutrimento attraverso il movimento fisico.  In pratica: più ci muoviamo, meglio respiriamo!

Provare per credere!

Namastè

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Il Piloga, la fusione tra Pilates e Yoga

Siete ancora indecisi su quale corso scegliere? Per voi arriva il Piloga, una delle ultime frontiere del fitness!

Il piloga è una disciplina ideata per ristabilire il giusto equilibrio tra corpo e mente attraverso una fusione tra il pilates e lo yoga. L’obiettivo del piloga è quello di lavorare su tutto il corpo fondendo la concentrazione dello yoga al miglioramento dell’equilibrio fisico e della tonificazione del pilates.

Il Piloga esalta le caratteristiche di concentrazione dello Yoga fondendole insieme a quelle più spiccatamente fisiche del Pilates. Joseph H. Pilates, inventore dell’omonimo e fortunato metodo si ispirò per la sua creazione allo Yoga proprio per le eccellenti caratteristiche legate al controllo, alla concentrazione e la respirazione. Questo metodo vuole andare oltre l’insegnamento di Pilates. Il fine è di riuscire a unire insieme le posizioni statiche dello Yoga (Asana) e gli esercizi del Pilates.

Le lezioni di piloga durano circa un’ora e vengono eseguite con un sottofondo di musica rilassante e new age che non distragga dall’esecuzione dei movimenti. Di solito, si comincia con 10-15 minuti di yoga, poi si prosegue con una parte centrale, più consistente, dedicata al pilates e si termina con la parte finale, di circa 10-15 minuti, legata alla meditazione e alla respirazione, tipica dello yoga. Non si sviluppa un vero e proprio “yoga nidra”, ma si da’ spazio alla consapevolezza e al respiro prima di terminare la pratica.

Ogni esercizio viene ripetuto continuamente per accrescere il perfezionamento del movimento e avere una maggiore consapevolezza di sé. I movimenti decisi del pilates vengono eseguiti con calma e armonia, in modo da canalizzare tutte le energie in un unico punto.

Potete venire a provare a Gioia Tauro da Kinelab!

Namastè

Diaframma: il muscolo delle emozioni

Andrew Taylor Still, padre dell’osteopatia e grande conoscitore dell’anatomia umana, descrivendo il diaframma toracico disse: “Per mezzo mio vivete e per mezzo mio morite. Nelle mani ho potere di vita e morte, imparate a conoscermi e siate sereni”.
Forse per questo il Diaframma è definito anche muscolo della serenità.

“Il diaframma o diaframma toracico è un muscolo impari cupoliforme e laminare che separa la cavità toracica da quella addominale. Il diaframma è il più importante muscolo respiratorio. La sua contrazione, che ha l’effetto di abbassare la cupola diaframmatica, determina, assieme all’elevazione del torace operata dai muscoli inspiratori, l’espansione della cavità toracica e dei polmoni necessaria al richiamo d’aria nelle vie aeree durante l’inspirazione.”

Alcune ricerche hanno dimostrato che il più importante muscolo della respirazione e che attraverso un adeguato allenamento, può migliorare la forza. Il corretto movimento diaframmatico ha un’azione salutare su altri organi, ma non solo:

c’è una naturale sinergia tra stato emotivo e diaframma, quando proviamo emozioni luminose, di gioia, apertura, accettazione, amore, benevolenza, allora il diaframma si distende e rilassa e naturalmente ritrova il suo ritmo migliore. Ovviamente la sinergia vale anche in senso inverso e allora, se proviamo rancore, astio, gelosia o confusione, il nostro diaframma si contrae, si irrigidisce, perde il ritmo e talvolta interrompe il movimento. Le conseguenze sono ansia, dolori allo stomaco, colite, ritenzione idrica, tachicardia, agitazione mentale, difficoltà di concentrazione.

Nello yoga le tecniche che riguardano il controllo del respiro vengono definite “Pranayama”.

Quando il Prana viene assorbito in modo corretto il corpo diventa più fluido, flessibile e gli allungamenti risultano più facili.
Nello yoga la respirazione corretta si chiama Ujjayi ed è da eseguire esclusivamente con il naso: l’inspiro e l’espiro avvengono dalle narici perché l’uso della bocca comporterebbe un affanno inutile.
Il significato di Ujjayi Pranayama è “respiro vittorioso” perché ricorda l’atteggiamento del guerriero quando espande il torace.

Virabhadrasana: il Guerriero

Virabhadra non significa “guerriero”, ma è un nome proprio, di una divinità, composto da due termini: Vira e Bhadra.  Vira significa eroe, uomo coraggioso, Bhadra significa buono, di buon auspicio.

La storia dietro Virabhadra non è propriamente quella che ci si immagina quando si sta sopra il tappetino, c’è molta collera, violenza, orgoglio.

La leggenda narra di Re Daksha, padre di Sati, una giovane fanciulla che si innamora e sposa Shiva, descritto come un dio non convenzionale, che portava lunghi rasta e amava meditare nei cimiteri.

“Dopo che si furono sposati, Sati lasciò la famiglia per andare a vivere col suo sposo sul Monte Kailash. Infuriato per questa unione, il padre decise di organizzare un grande evento, un rituale di sacrificio conosciuto come Yagna, al quale invitò tutte le creature divine ad eccezione di sua figlia e del suo sposo.
Sati, addolorata dall’affronto del padre, decise di andare alla festa dove venne cacciata e sentendosi così addolorata decise di suicidarsi, gettandosi nei fuochi sacrificali della festa (anche se in un’altra versione si narra che fosse entrata in uno stato meditativo profondo per aumentare il proprio fuoco interiore). Quando Shiva viene informato della morte di sua moglie, in preda alla furia, strappò uno dei suoi dreads e gettandolo per terra con forza creò Virabhadra, un essere dalle mille braccia, tre occhi, enorme e terrificante. Shiva ordinò a Virabhadra di uccidere tutti gli ospiti della festa, Virabhadra lo fece e tagliò la testa di Re Daksha. Ma quando Shiva vide la sanguinosa conseguenza di questa battaglia, la sua rabbia sparì per lasciare il posto al pentimento. Gli dèi uccisi furono miracolosamente guariti e Shiva, che sostituì la testa di Daksha con una testa di capra, fu onorato e chiamato “Shankar”, cioè gentile e benevolo.”

Le posizioni del guerriero nello yoga sono generalmente tre:

  1. Virabhadrasana I: rappresenta Virabhadra mentre è emerso da sotto il suolo, le braccia si alzano e raggiungono il cielo.
  2. Virabhadrasana II: ritrae Virabhadra quando  ha tagliato la testa di Daksha (assumendo la posizione di uno schermitore)
  3. Virabhadrasana III: incarna Virabhadra mentre prende la testa per metterla su un palo (le braccia arrivano in avanti)

In altri casi le varie posizioni ricordano le numerose braccia di Virabhadra.

Questa foto, scattata da Robert Sturman, ritrae il veterano di guerra e insegnante di yoga Dan Nevins. Dan ha perso entrambe le gambe nel 2004 durante un combattimento in Iraq. Ho trovato questo scatto molto significativo, sia per quello che significa realmente questa posizione, sia per quello che significa e può fare lo yoga.

Accettazione, sicurezza, conquista del proprio essere. Della propria dimensione. Forza, coraggio e determinazione.

Questa posizione (asana) simboleggia il conflitto interiore, la battaglia per la scoperta della vera natura del proprio essere, la conquista dell’Infinito. Il significato di questa posizione è il “guerriero spirituale” che coraggiosamente combatte contro il nemico universale, l’ignoranza della nostra vera Natura (in sanscrito avidya), la causa ultima di tutta la nostra sofferenza.

Namasté

Si chiama Psoas ed è il muscolo dell’anima

Cos’è lo Psoas?

Lo psoas è un muscolo spesso e allungato, costituito da due ventri muscolari: il grande psoas e il muscolo iliaco che si uniscono per inserirsi al piccolo trocantere del femore. Il muscolo viene classificato, insieme al piccolo psoas, tra i muscoli interni dell’anca. È un muscolo che insieme ai paravertebrali sorregge il rachide lombare. Per anni questo muscolo è stato demonizzato, come se esistessero muscoli buoni e cattivi.

Lo psoas è responsabile della buona postura e del benessere mentale. Nello yoga (ma anche nel pilates) sono moltissimi gli esercizi, le asana, che vengono a lui dedicati. Il suo corretto funzionamento porta molti vantaggi mentali e psicologici, per questo nello yoga è definito anche come “muscolo dell’anima”. “È un muscolo forte e profondo. Misura circa 40 centimetri e connette il tronco alle gambe, quando è in forma sostiene l’autostima e promuove il coraggio di affrontare il mondo esterno.” Nel taoismo, lo psoas presiede il centro di energia deputato alla connessione tra uomo e Terra e allo scambio di energie, ossia il cosiddetto “Dan Tien”.

Cosa dovreste sapere?

Lo Psoas tende a infiammarsi facilmente. L’ileopsoas si irrigidisce sia per una mancanza di allungamento ma anche per una sua debolezza: appena viene sottoposto a un lavoro non abituale (esercizi addominali) i fusi registrano tensioni pericolose e lo contraggono. L’ileopsoas infiammato è una problematica molto comune, ma don’t worry.

Cosa fare?

Per essere felici dovete semplicemente allungare il vostro corpo.

Namastè

Lo yoga non è una religione. Lo yoga è il più grande dono dell’India al mondo

Beata ignoranza. Io che mi sento sorella di tutti gli esseri umani, anche di quelli con una religione diversa dalla mia, trovo stupido perfino parlarne.

Ma stupido a quanto pare non è, occorre fare chiarezza.

Lo yoga è una religione? No.

Se sono cristiano cattolico posso praticare yoga? Si, ovvio.

“Lo yoga va oltre le distinzioni di età, colore, casta, religione, culto, status, provincia e frontiera. Lo yoga è di tutti, e tutti sono dello yoga”

Durante le mie lezioni in sala o all’aperto non si prega. Lo yoga non è una religione. Le sue radici sono nell’Induismo si, ma non è necessario essere induisti per praticarlo e per godere dei suoi benefici. Ad esempio io sono cattolica, ho praticato, studiato e oggi insegno yoga. Eh no, non ci vedo nulla di strano. Non c’è nulla di strano nel meditare, nel respirare con calma, nel raggiungere e mantenere un pensiero positivo. Se pensate il contrario avete qualcosa che non va’.

Si può praticare lo yoga e continuare a professare tranquillamente la propria fede. Si può praticare lo yoga anche se non si è affatto credenti. Lo yoga non richiede l’adesione ad una particolare ideologia religiosa. Richiede semplicemente di attenersi ad un codice morale che supera “il credo, il Paese, la realtà e il tempo”. Le discipline sociali e le discipline individuali imposte allo yogi non sono in contrasto con i dettami di nessuna religione. Sono anzi il fondamento di ciascuna di esse. Fare yoga abbraccia la libertà. Siate liberi, abbassate le barriere.

«Non è che il cristiano debba farsi buddhista o induista né che l’indù debba divenire musulmano o cristiano, ma ognuno deve vivere la propria religione nella sua profondità; quella profondità umana nella quale si incontrano tutte le religioni, le culture e le nazioni» Perché «Se uno non ha trovato Dio dentro di sé, non lo troverà mai altrove»

(Arnaud Desjardins)

Per non parlare dello splendido messaggio che porta da sempre lo yoga, lo stesso che accomuna tutte le grandi religioni: non violenza, onestà, purezza (interiore ed esteriore), equanimità verso tutte le creature.

Aprite la mente, non siate ottusi. Siate buoni e rispettate tutti, sempre.

Namastè

21 Giugno – Giornata Internazionale dello Yoga & Solstizio d’Estate

“Gli attrezzi più importanti di cui hai bisogno per fare yoga sono il tuo corpo e la tua mente” (Rodney Yee)

Il 21 Giugno in tutto il mondo si festeggia il solstizio d’estate e la Giornata Internazionale dello Yoga. Il solstizio d’Estate in tutte le culture indica il sole quando si trova allo Zenit (perpendicolare) sulla latitudine comprese del tropico del Cancro.  Un momento che segna l’inizio della stagione estiva.

Questo giorno negli ultimi anni è accompagnato dallo YOGA DAY, ovvero la Giornata Internazionale dello Yoga, un momento di interesse comune per i praticanti della disciplina e non. La giornata dello yoga si celebra ovunque: mare, montagna, lago, l’unica legge è la condivisione, la meditazione, il benessere psicofisico.

Creare una comunità di persone, riunite in questo giorno speciale, che praticano tutte insieme per stare bene, sorridendo è sempre stata una cosa a cui ho pensato. Quest’anno ho realizzato il sogno di condividere la mia pratica gratuitamente con tutti, in spiaggia, in due giornate: 21 Giugno e 22 Giugno. Pratiche gratuite e aperte a tutti con il solo fine di promuovere il benessere psicofisico al suono di #diffondiamobenessere.

A volte si ha una percezione sbagliata di questa disciplina, per questa estate gli eventi organizzati saranno un banco di prova, il fine è quello di promuovere la pratica e i suoi benefici, che vi assicuro possono migliorare la vostra vita.

Ci vediamo in spiaggia!

Namastè

Estate e Yoga – Come mantenere il proprio benessere psico-fisico

È arrivata l’Estate e insieme a lei quella voglia di non far nulla.
Lo so, conosco bene questa sensazione!

Questo mese di solito è quello in cui le palestre, e in generale i centri sportivi, si svuotano. La gente smette di allenarsi per iniziare le vacanze, o a causa del troppo caldo, per pigrizia e per impegni estivi che, spesso, fanno a pugni con gli orari degli allenamenti.

Esiste una soluzione a tutto questo? È possibile continuare ad allenarsi?
Dove trovare la motivazione?
Partendo dal presupposto che, tutto si può fare, si potrebbe iniziare col spostare i propri allenamenti di mattina presto, quando ancora non fa troppo caldo, o la sera, quando il sole tramonta. Non dovrete escludere nessuna uscita con gli amici, non servirà allenarsi tutti i giorni, ma sarebbe utile mantenere un ritmo costante di anche solo 2 volte a settimana.

C’è anche chi, per il periodo estivo, decide di affrontare pratiche ed esercizi più dolci, ed è qui che entra in gioco lo yoga. Chiariamo sempre il concetto che lo yoga non è uno sport, ma una disciplina. Il secondo concetto da chiarire è che non sempre lo yoga risulta essere una pratica semplice. Differenti stili hanno sviluppato intorno a questa disciplina millenaria Asana di forza incredibili, ma questa è tutta un’altra storia. Oggi conosceremo le posizioni di yoga migliori, per quando fa caldo, e si ha poca voglia di allenarsi. In questo modo il vostro tono muscolare rimarrà attivo e in più avrete benefici sulla mente e sullo spirito. Pronti? Via!

1) Apertura spalle, le posizioni che aprono e sciolgono le tensioni delle spalle sono ottime per riprendere il nostro posto naturale nel mondo. La posizione regina è dwi pada pitham, nel Vinyasa yoga si effettua quello che viene chiamato il “grillo”. Su e giù, stringendo i glutei e rafforzando così l’addome (cintura addominale).

2) Bhujangasana, la posizione del cobra, apre le spalle, immobilizza la colonna e il tratto sacrale. È una posizione perfetta anche per tutti i non praticanti. Questa Asana riesce a migliorare i dolori di schiena e collo. Se intendi tenere la posizione per più tempo, ricordati di effettuare una contro posizione, per riequilibrare lo sforzo del corpo (ad esempio balasana, la posizione del fanciullo).

3) Inversioni: tranquilli, nessuna verticale. Ma sdraiarsi sul tappetino con le gambe alzate (si possono anche poggiare al muro), favorisce il ritorno venoso e aiuta anche a invertire il processo d’invecchiamento. Se questo esercizio viene fatto dinamicamente, ginocchia piegate al petto e poi stese su, con respirazione corretta, si possono avere anche altri benefici: aumentano l’apporto di ossigeno al cervello, potenziano il sistema immunitario e rafforzano la fascia addominale.

4) Immancabile la meditazione. In spiaggia, al mare, in montagna. È possibile meditare ovunque, basta della musica nelle orecchie, o dei mantra, per spostare l’attenzione su noi stessi. Focalizzarci sul presente, liberare la mente, sentirci meno affaticati, ansiosi o stressati. Per me è un rimedio anche contro il caldo. Dovreste provare!

5) Ulimo esercizio/consiglio: Nava-asana, la barca. In alcuni testi yogici antichi si trovano anche altri modi per definire questa posizione che vengono utilizzati in alcune scuole di yoga, e questi sono: Naukasana e Nabhiasana, “la posizione dell’ombelico”. Quali sono i benefici? Quanti, semmai. Dunque rinforza i muscoli delle cosce, della cintura addominale e del collo, migliora la digestione, elimina i grassi a livello addominale, aumenta la circolazione della ghiandola tiroide, della prostata e dei reni, promuove l’attività del fegato e del pancreas, contribuisce a regolarizzare il livello di zucchero nel sangue, riduce l’ansia e l’irrequietezza.

Che altro aggiungere? Non siate pigri!

Buona pratica,
Namastè

Perché uno sportivo dovrebbe fare anche YOGA

Ti stai chiedendo perché uno sportivo dovrebbe aggiungere lo YOGA al proprio programma di allenamento? Perché sia sport che yoga si basano su un lavoro di accordo tra mente e corpo, si acquisisce forza e stabilità e si migliora la resistenza e la flessibilità. 

Ryan Flaherty – Senior Director of Performance di Nike – ha spiegato tutto in cinque semplici punti.

1) Lo yoga spinge il corpo a passare dall’utilizzo del sistema nervoso simpatico (attivo) a quello parasimpatico (a riposo), permettendo alla fine di provare una sensazione di calma anche nel corso di un allenamento intenso.
2) Migliorando la coordinazione e l’equilibrio, le posizioni yoga consentono di mostrare sul campo da basket e da calcio abilità motorie più complete e immediate.
3) Le sue posizioni a basso impatto favoriscono la circolazione sanguigna e riducono rapidamente i tempi di recupero, riparando e ricostituendo di conseguenza i muscoli più efficacemente di una giornata intera trascorsa sul divano.
4) Una normale sessione di yoga permette di assumere fluidamente una sequenza di posizioni che aumentano il raggio di movimento e la flessibilità, elementi essenziali per un atleta, meglio (e in modo più divertente) del semplice stretching.
5) Lo yoga insegna a controllare le pelvi, componente fondamentale ed essenziale per gli atleti di alto livello di qualsiasi sport.

(fonte vanityfair.it)

Forza, flessibilità ed equilibrio non sono le sole cose che si migliorano praticando yoga, seguendo sequenze di asana (posizioni) si impara a diventare più coordinati, fluidi, leggeri nei movimenti. Lo yoga insegna a respirare correttamente, questo aiuta gli sportivi nelle loro attività. Inoltre tantissimi esercizi di yoga praticano l’allungamento, che aiuta a mantenere la circolazione attiva: se nelle ossa fluisce più sangue si invecchia meno velocemente.

Namasté

Sai respirare? Pranayama, l’arte di controllare il respiro

La respirazione è l’atto che compiamo più volte durante la giornata

Vero, ma quanti di noi sanno realmente respirare?

Riflettiamoci. Per quanto si pensi che sia normale, meccanico e naturale, il respiro è quanto di più complesso esiste all’interno del nostro corpo.

Come respiriamo?

Attraverso il naso?

La bocca?

Riempiamo i polmoni?

Utilizziamo il diaframma?

Eccoci già in crisi.

 

Ogni volta che l’aria entra nel nostro corpo avviene uno scambio gassoso fra l’organismo e l’ambiente, questo scambio consiste principalmente nell’assunzione di aria ossigenata e nell’eliminazione dell’anidride carbonica.

 

Nello yoga il respiro è essenziale. il Pranayama è l’arte di controllare il respiro: riequilibra l’energia mentre calma e focalizza l’attenzione sul corpo e sulla mente.

 

La costante respirazione toracica o un respiro spezzato a lungo andare portano problemi di cervicale, stomaco ed intestino, debolezza, apnea.

È importante stimolare e utilizzare il diaframma (muscolo che abbiamo dimenticato di utilizzare).

Mentre i polmoni hanno un ruolo passivo, il diaframma attraverso il moto di contrazione e rilassamento assicura una respirazione corretta e profonda: quando inspiriamo il diaframma si contrae, abbassandosi, per permettere ai polmoni di riempirsi di aria mentre la pancia si gonfia, viceversa durante l’espirazione si rilassa e salendo permette il parziale svuotamento dei polmoni.

La respirazione diaframmatica è la respirazione naturale e ideale. Nonostante questo, spesso la nostra respirazione è toracica e superficiale e non ci consente di inglobare tutto l’ossigeno che invece riusciamo a far entrare nel nostro corpo quando respiriamo utilizzando il diaframma.

 

Provate a mettere una mano sulla pancia e a fare una respirazione. Se durante l’inspirazione non sentite che la pancia si gonfia, probabilmente avete una respirazione alterata. Ecco perché nello yoga “si insegna a respirare”, una cosa che vi assicuro sanno fare in pochi.

Namastè

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